"in punto di morte, cambio squadra e tifo juve:
almeno muore uno di loro"

mercoledì 17 marzo 2010

Farma juve




Come già anticipato ecco un pò di notizie raccolte in rete a ravvivare gli anni 90 della juve...a voi ogni giudizio:
EPOJUVE
Quello che riportiamo, come al solito , non sono accuse o giudizi su un processo ancora in pieno svolgimento, ma solo la fredda cronaca riportata dai siti web e dai giornali sull'incredibile piega presa dall'indagine partita da alcune dichiarazioni di Zeman.

NEWS 14 DICEMBRE 2005
Giraudo e Agricola assolti!

Dato che ci siamo fidati sempre della giustizia...ammettiamo che per stavolta hanno ragione loro! Oh...i dubbi rimangono...


Processo Juve, i bianconeri prendevano Epo.
Agricola condannato, Giraudo assolto
La Juve prendeva Epo. E' questo il punto saliente della sentenza che oggi ha chiuso il processo di primo grado per doping: sul banco degli imputati c'erano Antonio Giraudo e il dottor Agricola. Il giudice Giuseppe Casalbore ha assolto con formula piena l'amministratore delegato bianconero, ma ha comminato un anno e dieci mesi di reclusione per frode sportiva (compreso appunto l'uso di Epo) al medico sociale. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello aveva chiesto 3 anni e 2 mesi di reclusione per Agricola, 2 anni e un mese per il dirigente.

Dopo oltre quattro ore di camera di consiglio si conclude così un processo partito dalle accuse dell'attuale allenatore del Lecce, Zdenek Zeman. Ad Agricola è stato interdetto l'esercizio della professione per la durata della pena, è stata concessa la sospensione condizionale e comminata una multa di 2.000 euro: ma la realtà che emerge è quella di una squadra che in questi anni, volente o nolente, ha fatto uso di sostanze dopanti. Anni, tra l'altro, costellati da tante vittorie in Italia e in campo internazionale.

Nei giorni scorsi difesa e accusa si sono alternate sulle pagine dei giornali per commentare, anticipare, difendere le proprie tesi. L'avvocato Grosso, consulente della Juve, aveva sostenuto la non applicabilità del reato di frode sportiva, citando la sentenza del tribunale di Bari che il 24 ottobre del 2003 aveva assolto Gillet dall'accusa di aver fatto uso di nandrolone. Raffaele Guariniello aveva risposto, ricordando che quella sentenza era stata annullata in Cassazione. Ora è arrivata la sentenza di Casalbore, ma sia accusa che difesa potrebbero fare ricorso. In ogni caso, per il giudice ai giocatori della Juve erano somministrate sostanze vietate.


SENTENZA 28 Aprile 2005
Dalla redazione de la "Gazzetta dello Sport"

"Caso chiuso. Juventus e dottor Agricola non colpevoli . O, in subordine, reati prescritti. Così si è espressa la massima autorità dello sport mondiale, il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, emanazione legale del Cio. Il Coni e la Federcalcio si erano rivolti al Tas per tirarsi fuori dalle sabbie mobili delle pesantissime motivazioni successive alla sentenza della giustizia ordinaria, che il 24 novembre 2004 condannò Agricola a 22 mesi per "frode sportiva e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute", assolvendo invece la Juventus. Quesiti non proprio aggressivi (l'epo era stata omessa), quelli posti al Tas dai vertici dello sport italiano. Ma se era perfino ovvio aspettarsi da Losanna un semplice e banale "no" alla domanda "l'uso di sostanze farmaceutiche non espressamente proibite dalla normativa sportiva, può essere disciplinarmente sanzionato?", meno prevedibile era che il Tas potesse spingersi oltre. Specificando come in presenza di "qualsiasi violazione di una norma-antidoping" si debba andare ai "regolamenti applicabili al momento della violazione contestata". Con relativi, e sottolineati quasi a bella posta, tempi di prescrizione. Cinque anni, quelli che ci conducono dal '98, l'ultimo anno delle pratiche di Agricola, al 2003. Alla Procura Antidoping del Coni, ora non resta che svolgere un semplice compito notarile. I trofei della Juve sono salvi , e in materia non si tornerà più indietro. Se per lo sport il caso può tuttavia considerarsi chiuso, per la giustizia ordinaria la partita è ancora aperta. Il fatto che anche lì si vada verso la prescrizione (prevista nel 2006) è secondario, perché comunque ci sarà tra Appello e Cassazione un verdetto che nel merito, come capitò a Conconi a Ferrara, sarà definitivo. Quel giorno sapremo. E sul piano etico, e sostanziale, sarà quello l'unico vero, autentico ultimo atto"


CRONISTORIA
Tutto parte da alcune dichiarazioni di Zdenek Zeman, fatte oltre sei anni fa, quando il tecnico boemo sedeva sulla panchina della Roma. "Il calcio - aveva detto Zeman – deve uscire dalle farmacie. Sono stupito e questo sbalordimento comincia con Gianluca Vialli e arriva fino ad Alessandro Del Piero. Io che ho praticato diversi sport pensavo che certi risultati si potessero ottenere solo con il culturismo, dopo anni e anni di lavoro specifico".
Le denunce dell'attuale allenatore del Lecce non lasciarono indifferenti il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che, nell'agosto del 1998, decise di aprire un'inchiesta per accertare determinate responsabilità. Vengono convocati numerosi personaggi illustri del calcio e raccolte le loro deposizioni: oltre allo stesso Zeman, compaiono davanti al procuratore Alessandro Del Piero, Ronaldo, l'ex presidente del Coni Mario Pescante.
Il 29 agosto dello stesso anno la prima svolta nelle indagini: la Juventus viene formalmente coinvolta nell'inchiesta e le cartelline cliniche dei calciatori bianconeri poste sotto sequestro. Nel maggio del 2000 la procura chiude l'inchiesta dopo aver ricevuto dai propri consulenti la perizia sull'uso dei farmaci del club di Torino: sono indagati l'amministratore delegato Antonio Giraudo e il medico sociale Riccardo Agricola. Dopo un anno esatto i due vengono rinviati a giudizio.

Il 31 genniaio del 2002 comincia così il processo: nei due anni successivi testimoniano Birindelli, Tacchinardi, Pessotto, Conte, Ravanelli, Peruzzi, Lombardo, Amoruso, Ferrara, Montero, Vialli e Zidane. In pratica, la quasi totalità dei giocatori che facevano parte della squadra della prima gestione Lippi. Arriva poi la perizia dell'ematologo Giuseppe D'Onofrio, nel giugno scorso, che aggrava la posizione del club: l'esperto ravvisa, nel suo rapporto, l'uso di Epo.
Negli ultimi due mesi le battute finali: i pm chiedono di condannare Agricola a tre anni e due mesi, mentre per Giraudo la pena sarebbe di due anni e un mese. La difesa, forte del parere pro veritate dell'avvocato Carlo Federica Grosso, invoca l'assoluzione piena. La sentenza: il medico sociale juventino condannato a un anno e dieci mesi, assolto l'amministratore delegato.



dal Corriere della Sera Gaia Piccardi

Sul tavolo del ministro della Sanità Girolamo Sirchia nei giorni scorsi è arrivata una relazione molto interessante. Mittente: Procura della Repubblica di Torino, pm Raffaele Guariniello. Oggetto: i controlli (facoltativi) incrociati sangue-urine nel calcio. Scattati nella stagione 2003-2004, arenati per lungo tempo, ripresi il 23 gennaio scorso con Bologna-Cagliari quando finalmente la Federcalcio si è uniformata al regolamento internazionale della Wada, l'agenzia mondiale antidoping. Iniziativa lodevole, se non fosse per un difetto congenito: con le modalità con cui sono realizzati i test, nelle urine dei calciatori non potranno mai essere trovate eventuali tracce di Epo. Inutili, quindi. Totalmente inutili.

Il problema ruota attorno a un dettaglio dal costo di un euro circa, ma talmente importante da rendere inefficace tutta la procedura. Le urine, infatti, dal momento del prelievo a quello dell'analisi in laboratorio non vengono refrigerate: mantenute a temperatura ambiente, perdono qualsiasi capacità di rivelare l'eritropoietina, l'ormone che aumenta la disponibilità di ossigeno nei tessuti muscolari, favorendo così il recupero fisico. I medici che raccolgono per la Federcalcio i campioni di urina negli spogliatoi degli stadi italiani non sono muniti di «siberini», quelle piastre che, messe in freezer, si raffreddano e consentono di refrigerare le borse termiche. L'Epo è una proteina instabile, con una vita piuttosto ridotta: in assenza di procedure adeguate di conservazione e trasporto delle urine, diventa rapidamente introvabile.

Al pm di Torino, che dall'agosto 1998 sta indagando sulla diffusione di sostanze proibite nel mondo del calcio e che sette anni fa portò alla luce il malfunzionamento del laboratorio antidoping dell'Acquacetosa, il dubbio è venuto dall'osservazione dei dati: quasi un anno e mezzo di test incrociati e nessun caso di positività. L'indagine è un filone dell'inchiesta sulle malattie mortali (morbo di Gehrig, tumori, leucemie) dei giocatori. Gli ispettori della Procura di Torino si sono rimboccati le maniche e hanno esaminato quindici mesi di test negativi: orario del prelievo di urina al giocatore, orario di partenza del campione dallo stadio, orario di arrivo al laboratorio romano dell'Acquacetosa, orario dell'analisi.

E subito ai consulenti del pm è apparso chiaro che qualcosa, nella procedura, non quadrava. Nei comuni laboratori di analisi le urine, refrigerate, mantengono la possibilità di rivelare l'Epo per sette giorni se conservate a 4 gradi, per molti mesi se tenute in freezer a meno 30 gradi. Quelle dei calciatori, invece, arrivavano «morte» al momento dell'analisi dell'Epo. Per tutta la stagione 2003-2004, infatti, il trasporto delle urine è avvenuto a temperatura ambiente. Gli ispettori hanno calcolato che, mediamente, per passare dallo stadio all'Acquacetosa ai campioni occorrevano 17 ore di viaggio: la maggioranza veniva consegnata dopo 10 ore, parecchi dopo 24 ore, un 5% addirittura dopo 30 ore. Nel 2005, fino ad oggi, le modalità di conservazione sono state ugualmente inadeguate. Recentemente (si tratta di una delle ultime domeniche di campionato) una sacca con i campioni di sangue e urine dei giocatori (in questo caso nessuno dei due refrigerati...), prelevata domenica pomeriggio allo stadio, è arrivata lunedì a mezzogiorno al laboratorio. Oltre ogni tempo limite per trovare l'Epo. È curioso che a nessun medico prelevatore, in quasi due stagioni di campionato e di controlli incrociati, sia venuto il sospetto. Tanto più che la ditta che fornisce le sacche per il trasporto alla Federcalcio produce anche borse refrigerate.

Ma nessuno si è mai preoccupato di farne richiesta. Quando nelle urine dei calciatori non veniva ricercata una sostanza delicata e deperibile come l'Epo, la procedura poteva essere adeguata. Ma poi si è dimostrata del tutto superata. Tanto è vero che il laboratorio dell'Acquacetosa, spesso, nei campioni non rintraccia né l'Epo esogena (cioè indotta da eventuali sostanze dopanti) né, paradossalmente, quella endogena o basale, cioè il valore naturale che ciascuno (anche chi non è uno sportivo professionista) possiede. Un totale di 780 test: 640 nella stagione scorsa, 140 finora. Tre partite per giornata di campionato, 4 giocatori a match, due per squadra, sorteggiati. Una ventina di rifiuti: i più eccellenti, il 20 marzo 2005 dopo Roma-Milan, quelli dei rossoneri Gattuso e Pancaro, che dissero no al prelievo (facoltativo, va sempre ricordato) di sangue prestandosi a quello (inutile, come visto) delle urine. 780 prelievi di pipì alla vana ricerca dell'Epo. Il ministro Sirchia è stato informato dell'ennesimo pastrocchio dello sport italiano. Incluso il sospetto più terribile: il nostro calcio è davvero pulito o c'è qualcuno, nell'ambiente, che finora ha fatto in modo che dai test incrociati sangue-urine non emergesse assolutamente niente?


Marco Travaglio su www.repubblica.it

Pare passato un secolo, da quel giorno di fine luglio del '98 quando Zdenek Zeman dichiarò all'Espresso che il calcio era finito in farmacia. Gli diedero del pazzo, del calunniatore, del visionario, assicurando che " nel mondo del pallone il doping non esiste ". Poi si capì che non lo cercavano, per questo - ufficialmente - non esisteva. E saltò il laboratorio Coni dell'Acqua Acetosa.

Ora, per la prima volta nella storia del calcio italiano (e non solo), una società viene condannata per doping. Ed è la più prestigiosa e blasonata d'Europa: la Juventus . Questa, al di là delle analisi e delle sottigliezze sul dispositivo della sentenza emessa stamane dal giudice Giuseppe Casalbore , è la sostanza dell'ultimo atto del processo di primo grado all'amministratore delegato bianconero Antonio Giraudo (assolto) e al capo dello staff medico Riccardo Agricola (condannato).
Pienamente confermato il cuore dell'accusa, sostenuta con pazienza e determinazione in questi anni dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e dai suoi sostituti Sara Panelli e Gianfranco Colace . L'accusa principale intorno a cui sono ruotati questi sei anni di indagini, udienza preliminare e dibattimento era la frode sportiva mediante " somministrazione sistematica di eritropoietina " (la famigerata e vietatissima Epo) e mediante l'abuso di farmaci su atleti sani.

Quest'accusa, dislocata alle lettere g), h) e i) del capo d'imputazione, è stata ritenuta fondata dal giudice a carico del dottor Agricola . Sia sul versante della frode sportiva, in base alla legge 401 del 1989 (che punisce chi compie atti fraudolenti per alterare i risultati delle competizioni sportive), sia su quello della somministrazione di farmaci e creatina in maniera pericolosa per la salute degli atleti (articolo 445 del Codice penale).

Traduzione: secondo il Tribunale di Torino, la Juventus ha " dopato " i suoi giocatori con l'Epo e altri farmaci, in parte vietati, in parte leciti ma solo per curare patologie (in questo caso inesistenti), nelle stagioni comprese fra il 1994 al 1998. Le prime quattro stagioni dell'era Lippi, sotto la regia della nuova dirigenza Giraudo-Moggi-Bettega , contrassegnate da una messe di successi (una Champions League e tre scudetti). Ora su quei titoli sportivi si pronunceranno i giudici della Federcalcio e dell'Uefa, sempreché la condanna di Agricola " regga " dinanzi alla Corte d'appello, alla quale i difensori hanno già annunciato ricorso.

Il giudice Casalbore , smentendo le insinuazioni di alcuni difensori che lo dipingevano come " appiattito " sulle posizioni dei pubblici ministeri, ha emesso un verdetto complesso, che per essere compreso appieno richiederà un'attenta lettura delle motivazioni (arriveranno fra tre mesi). Ma che già emerge con sufficiente chiarezza. Sul doping e sulla conseguente accusa di mettere a repentaglio la salute dei giocatori, Giraudo viene assolto con la formula del comma 2 dell'articolo 530 del Codice di procedura penale: quella che assorbe la vecchia insufficienza di prove (" quando la prova è contraddittoria o insufficiente ").
Nel processo, secondo il Tribunale, non sono emersi elementi bastanti a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che l'amministratore delegato sapesse quel che faceva Agricola . Fino all'ultimo i pm avevano valutato la possibilità di chiedere l'assoluzione di Giraudo , ma poi avevano optato per una richiesta di condanna, sia pure più blanda rispetto ad Agricola , sulla base di una " prova logica ", indiziaria: visti i costi abnormi dell'Epo, era impensabile che il medico li sostenesse senza avvertire il suo diretto superiore, che stanziava i fondi per i medicinali e firmava i bilanci.

Per il giudice, tutto questo non basta. Mancano le impronte digitali, cioè documenti o testimonianze che assicurino che Giraudo era d'accordo (nell'arringa, i suoi difensori avevano osservato che, semmai, il medico rispondeva al direttore sportivo Luciano Moggi, non all'amministratore delegato).

In ogni caso è di Agricola e delle sue pratiche che si è parlato soprattutto in questi tre anni di dibattimento. Non di Giraudo . Insieme alla frode sportiva e alla somministrazione dannosa di farmaci, i due imputati erano accusati anche di falso materiale, per la strana triangolazione di ricette con cui la Juventus - complice il farmacista Rossano - si procurava medicinali a esclusivo uso ospedaliero. Anche questa accusa è stata confermata, ma solo per Rossano (che ha patteggiato 5 mesi), mentre Giraudo è stato assolto con formula piena e Agricola con formula " dubitativa " (il solito art. 530 comma 2). Un'altra, la creazione di una farmacia abusiva contro la legge 538/92, è caduta in prescrizione. Per le tre imputazioni minori (presunta violazione della legge 626/94 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e presunti test irregolari sull'Aids e sul testosterone sui calciatori), invece, è scattata l'assoluzione piena.

Tutto questo, per l'avvocato Luigi Chiappero (difensore di Agricola insieme a Emiliana Olivieri ), è un " pareggio in trasferta ". Metafora infelice, visto che il capo g) per cui Agricola è stato condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione recita testualmente: "... aver sottoposto i giocatori a metodi doping proibiti e in particolare la somministrazione di specialità medicinali atte a stimolare l'eritropoiesi quali l'eritropoietina umana ricombinata a pratiche di tipo trasfusionali, ricorrendone il divieto ", il tutto "dal luglio 1994 all'ottobre 1998". Per una sentenza così infamante, forse, è più appropriato il commento di un altro avvocato, Paolo Trofino, che difende Giraudo insieme ad Anna Chiusano : " Abbiamo segnato un bel gol con Giraudo, ma con Agricola abbiamo perso la partita ". SENTENZA JUVE da www.gazzetta.it

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